Il cibo che racconta.

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/Consigli/
Il libro che sto aspettando dalla biblioteca: Harry Potter e la pietra filosofale
La serie che sto guardando: Masterchef USA 5
L’ultimo film guardato: The maze
Una canzone: No Hero, Elisa

Un gran numero di filosofi, dietisti, giornali, programmi tv, siti e blog parlano di cibo.

Io sono una fan di Masterchef, cerco sempre ricette online, ero solita chiedere alle mie colleghe (mamme fantastiche) “cosa cucino per cena?” e ho lavorato in posti dove servivo cibo e anche in pasticcerie. Conosco il sorriso delle persone quando mangiano, perché non é solo un atto di sopravvivenza, é culturale e sociale, un esperimento e un piacere.

Ho letto un libro dove si parla del cibo come modo di dichiararsi. Cucinare per qualcuno é da sempre un gesto d’amore.

E’ un dare.

Allattare un neonato é un attimo di puro amore, preparare la cena per la famiglia o per gli amici o per il fidanzato é qualcosa di speciale e importante, che si fa con il cuore, prima ancora che con le mani. Anche riempire una ciotola per il proprio animale é un gesto d’affetto e di cura profondo, é occuparsi dell’altro.

Mangiare é spesso un momento conviviale, si mangia insieme e si celebrano le occasioni (il pranzo di nozze, l’anniversario, il cenone di capodanno, il pranzo di Natale, la grigliata di Pasquetta) e i cibi si trasformano e diventano unici per alcuni periodi dell’anno (o del giorno), si mangiano e si preparano solo in quel periodo, e sono diversi per ogni luogo (il panettone italiano diventa il pudding inglese ad esempio).

Così il cibo comunica e viene usato per comunicare.

E poi il cibo si comunica. Comunica il suo luogo, la sua provenienza, le sue radici, la sua terra in modo così profondo e inconfondibile da mettere quasi un senso di nostalgia quando lo si mangia da lontano e ti ricorda la vacanza che hai fatto in quel posto e quelle persone simpatiche che hai incontrato in quell’altro posto.

Il cibo é cultura.

Lo é quando stando in un solo posto e andando in un mercato del cibo si può letteralmente viaggiare compiendo pochissimi metri. A Londra di food market ce ne sono infiniti (guarda la mia mappa su Pinterest), a Biella, la mia città di origine, c’é una volta all’anno il Mercato Europeo. Io adoro questi posti. Li adoro perché condensano la condivisione in modo straordinario e si può mangiare davvero bene, qualcosa di tipico cucinato dalla persona del paese di provenienza. Puoi provare quello che vuoi: turco, indiano, inglese, italiano, giapponese, cinese, spagnolo, thai, messicano… pizza, paella, crepes, sushi, pita, curry… I profumi e i colori si mischiano e il mondo danza interamente davanti ai tuoi occhi, tutto vicino, in una mappa che non corrisponde a nessuna geografia, ma é la gioia dei sensi.

Comunicare é anche aprire la mente a nuovi gusti ed esperienze, assaporando ogni cosa con entusiasmo. Posso dire che prima di arrivare a Londra pensavo esistessero solo due linguaggi universali: i numeri e le immagini. Ora sono sicura che il cibo é un altro.

Ecco allora perché amo giorni come il pancake day (che corrisponde al martedì grasso italiano), che celebrano il cibo stesso.

IMG_2007Questo é il mio pancake cioccolato bianco e marmellata di fragole per il Pancake Day 2016, realizzato seguendo la ricetta di una mamma inglese, molto buono

P.s. Il libro di cui parlo all’inizio é “The sweetness of forgetting” (Finché le stelle saranno in cielo) ed é uno dei miei preferiti (ne ho parlato qui). Di seguito un piccolo estratto:

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